Lo studio ricostruisce la prima maniera landolfiana (1935-1950) attraverso le funzioni del mito, mettendo in discussione la pertinenza interpretativa della categoria di fantastico: il mito landolfiano fa coincidere i piani di realtà e irrealtà senza soluzione di continuità, derealizzando il mondo per farne emergere una verità nascosta. Il punto di partenza dell’analisi è il saggio landolfiano su Achmatova, letto come dichiarazione di poetica: l’artista, spogliandosi del desiderio, ricrea demiurgicamente la realtà attraverso la parola, servendosene come di uno strumento magico di matrice steineriana. Questo schema viene verificato su La pietra lunare, dove l’iniziazione di Giovancarlo, guidata da Gurù, fonde archetipi solari e lunari secondo un palinsesto sostanzialmente steineriano, quindi sulle opere del 1939-1947, dove il processo di naturalizzazione dello straordinario si fa progressivamente più organico e privo di attrito narrativo. Cancroregina segna infine il rovesciamento del percorso: la demiurgia, che presuppone un equilibrio fra io e mondo, collassa nel tentativo di isolamento del protagonista, producendo l’implosione solipsistica dell’io e il fallimento, almeno apparente, dell’iniziazione, tuttavia redenti nell’ambiguità della morte. Il filo teorico che attraversa tutta l’analisi è la costante integrazione fra la poetica landolfiana e l’antroposofia steineriana.
DATI BIBLIOGRAFICI
Autore: Giacomo Cucugliato
Editore: Ledizioni
Pubblicato in: agosto 2026
Formato: brossura, 160 p. – ePub
ISBN cartaceo: 9791256008674
ISBN ePub: 9791256008681
Prezzo cartaceo: 18,00 €
Prezzo ePub: 8,99 €

