Nella recensione-intervista pubblicata sul blog di Giusy Capone, Vittoria Longoni racconta l’immagine da cui prende avvio L’urlo di Ecuba: la “Pietà di Gaza”, che richiama Ecuba
con il corpo di Astianatte tra le braccia.
Da qui nasce una riflessione sul grido della regina di Troia come dolore, testimonianza e atto d’accusa contro la disumanità della guerra. Attraverso le voci di Ecuba, Andromaca, Ifigenia, Cassandra, Antigone e Polissena, il volume mette in dialogo il mondo antico e il presente, interrogando il legame tra guerra, patriarcato e dignità dei corpi.
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